di Arianna Caputi di 5E indirizzo Liceo Scientifico Scienze Applicate
È il 16 aprile 2026, poco più di un mese fa. Perché aprire una recensione con un incipit degno dell’Allegria di Ungaretti? Ci arriviamo subito.
Oltre ad essere il giorno del mio compleanno, è stato anche il giorno in cui ho salutato l’iPad che mi ha accompagnata per la quasi totalità del mio percorso da studentessa liceale, l’iPad Air di quarta generazione.
Quattro anni, quattro mesi e venti giorni per la precisione: è stato il mio secondo iPad, il primo acquistato quando era l’ultimo modello, e il primo che ho usato per così tanto tempo; è stato l’iPad con cui ho preparato innumerevoli compiti in classe, interrogazioni, presentazioni, ma è stato anche l’iPad con cui ho modificato le foto quando per il mio vecchio iPhone era diventato troppo impegnativo farlo, su cui ho scritto tutti i miei articoli fino ad ora, su cui ho composto diverse canzoni e tantissimi altri progetti. Come si vede, non è affatto un utilizzo leggero e, ormai, nonostante sia stato e sia ancora un ottimo dispositivo per determinati utilizzi, gli anni sulle spalle si facevano sentire: 64GB di ROM iniziano a stare un po’ stretti, iOS 26 gira un po’ a fatica e caricarsi diventa un optional, soprattutto sotto il 10% di carica residua. È arrivato decisamente il momento di fare un salto… E CHE SALTO!

Da 64GB a 256GB di spazio di archiviazione, iOS 26 finalmente completo di tutti gli effetti grafici (non è un cambiamento drastico, ma i dettagli in più si notano e sono davvero belli!), un processore esponenzialmente più performante, tre volte la RAM (da 4 a 12GB) e in generale un iPad scattante, reattivo, pronto ad affrontare tante nuove avventure.
L’iPad in questione, come già spoilerato dal titolo, è l’iPad Air M4, ultima aggiunta di Apple alla lineup iPad. La linea Air si posiziona come scelta intermedia tra l’opzione entry level (iPad A16) e l’opzione per professionisti (iPad Pro M5), è già stata la mia scelta per il precedente iPad che ho deciso di riconfermare perché rispecchia a pieno quelle che sono le mie esigenze: comodità, portabilità (ho scelto infatti nuovamente la versione da 11”) e tanta performance ad un prezzo più contenuto rispetto alla versione Pro.

Dati alla mano, il chip M4 ha potenza da vendere: nonostante si tratti di una versione binned di quella a 10 core presente nel MacBook Air dello scorso anno, i risultati su Geekbench 6 rimangono impressionanti: per la CPU 3739 punti in single core, 13439 punti in multi core e per la GPU 52915 punti. Questo significa una CPU più potente di quasi due volte in single core e quasi tre volte in multicore ma è con la GPU che si prende davvero il volo: 3,2 volte di potenza in più!
Da menzionare anche il passaggio da un’architettura a 5nm per l’A14 bionic (chip contenuto all’interno dell’iPad Air 4) ad una a 3nm di seconda generazione per l’M4, evoluzione non da poco e anche questo un bel miglioramento.


Tralasciando il tuffo nei meandri della matematica del silicio, arriviamo alla domanda che da più di un mese mi viene posta appena inizio a parlare del mio nuovo iPad: “ma quindi… cosa cambia davvero?” I dati suggeriscono un grande passo avanti, ma è così anche nella realtà?
Spesso con i device nuovi di zecca ci si lancia in prove astronomiche, rendering improbabili fatti apposta per far pensare al proprio dispositivo “ma in che mani sono capitato?”, giochi elaboratissimi scaricati solo per il gusto di impostare i parametri al massimo per poi non giocarci mai più. A volte, però, ci si rende conto che qualcosa è cambiato già dalle piccole cose, senza spingere al limite, senza giornate stress, ancora prima di iniziare l’utilizzo reale del dispositivo: basta solo uno swipe up appena iniziata la configurazione e… niente più lag, niente più impuntamenti, fluidità estrema e quella sensazione di stupore nel (ri)vedere il proprio iPad volare, liscio come l’olio.
Il salto si sente, eccome che si sente: prendere appunti senza che il mio iPad si trasformi in una palla di fuoco portatile (molto comoda nelle giornate fredde però), poter usarlo per ore e ore al giorno senza che ad un certo punto si rifiuti di funzionare (perfetto per il periodo pre-maturità) e farci girare app che per il mio Air 4 sarebbero state indubbiamente troppo con una facilità tale da sembrare Word è una sensazione meravigliosa.

Così come l’Air 4 è stato con me per un buon 90% del mio percorso liceale, questo Air M4 sarà con me per la maturità e tutto il mio percorso universitario: chissà quante canzoni da ideare, quante dispense da studiare, quanto altro da scrivere e quanto poi si potrà raccontare quando anche quest’iPad diventerà “lo avevo anch’io!” e “mamma mia, che ricordi, sembra ieri”. Corsi e ricorsi storici, “amerai il finale” ma ora godiamoci la strada che c’è da fare. E sento sarà una strada stupenda.
