Pubblichiamo il saggio scritto da Bruno Chiarolla di 5C indirizzo Liceo Scientifico per la selezione regionale dei XXXIV Campionati di Filosofia.
Nel passo tratto dall’opera “Contro la società dell’ angoscia“ Byung-Chul Han offre ai lettori un quadro meramente esaustivo della società del XXI secolo. L’incipit del saggio risiede nell’importanza acquisita dai social media, emblema e causa dell’isolamento radicale degli individui. L’uomo contemporaneo, come afferma il filosofo, è incatenato in un processo di “erosione” dei rapporti e dello “spazio sociale”. I social media sono l'”alter ego tecnologico” del capitalismo nell’ambito economico e della dittatura in quello politico.
Nella comunità dell’ “io” il “tu” è stato mutato nello strumento passivo di soddisfacimento dei bisogni individuali, sia estetici che materiali. Come da principio la Singolarità per conoscere se stessa e comprendere l’essenza delle cose necessita dell’Alterità. Ora, invece, tutto ciò che è Altro soffoca l’individuo: il cambiamento in corso consiste nella trasformazione del “tu”, dell’Altro, quindi della diversità dialetticamente unita all'”io” nella sintesi Hegeliana; nell’ “io” isolato nella forma più infima di egotismo solipsitico. L’isolamento dell’ “io” non ammette risvolti positivi, esso da solo brancola nel buio privo di mete da raggiungere e verità da comprendere. L’ “io” solitario è smarrito.
Lo scontro-incontro tra “io” e “tu” è da secoli al centro della riflessione filosofica. Socrate comprese l’importanza del confronto dialettico di idee e lo praticò attraverso il dialogo. Platone teorizzò una società ideale retta attraverso la suddivisione delle mansioni sociali. Scopo ultimo della società platonica era l’ eudemonia, nonché il bene comune generato da una collaborazione esaustiva tra individui.
Le speranze nutrite dai filosofi greci verso la possibilità di originare una società idilliaca sono crollate di fronte al crudo e realistico aforisma hobbesiano «homo homini lupus». Tale è l’uomo :una bestia feroce bramosa di potere e ricchezza, la quale, per conservare la propria essenza, si ritrova isolata a lottare contro qualsiasi altro individuo, a lui naturalmente nemico. La lotta dell’ “io” contro il “tu” dimostra quanto l’uomo sia solo e smarrito in una buia selva di egoismi. L’uomo per quanto solo ed illusoriamente potente è in realtà una creatura debole, ed ha necessariamente bisogno di una società, nella quale le sue necessità vengano risolte. Non potendo soddisfare tutti i suoi bisogni e posto di fronte al bivio della scelta, è continuamente angosciato.
L’angoscia lo aliena ulteriormente da se stesso ed è la causa ultima dell’irrimediabile deterioramento dei rapporti sociali. Inoltre come afferma il filosofo nel passo «chi si angoscia si sottomette al dominio», quest’ultimo può essere etico quanto politico. Colui il quale è imprigionato nell’angoscia non nutre più alcuna fiducia in se stesso, per cui è vittima non solo della lacerazione tra “io” e “tu”, ma anche della più radicale ed intima scissione dell’ “io”.
Ultimo baluardo che possa favorire il recupero dell’essenza individuale e sociale dell’ “io” è la speranza. Quest’ultima è «il fermento della rivoluzione, il fermento del nuovo». Solo la speranza può salvare i singoli uomini dall’atrofia delle menti provocata dall’ angoscia. Essa può consentire un processo di sintesi intima dell’ “io” scisso, ma soprattutto esteriore dell’ “io” con il “tu”, per originare un «Noi» rivoluzionario. L’ “io” intrappolato nella società tecnologizzata dei social media potrebbe recuperare la sua essenza effettiva attraverso la rivoluzione etica del “noi” collettivo, che si oppone agli egoismi. Per il filosofo, in ultima analisi, nulla è più potente dell’ incontro delle svariate alterità individuali.
La continua lotta per la sopravvivenza tra particolarismi deve essere abbandonata a favore di uno sforzo comunitario per la vita.
