La più grande forma di resistenza è continuare a VIVERE

di 5BL indirizzo linguistico

E se un giorno scomparissi?

Cosa accadrebbe se ad un certo punto della tua storia qualcuno, che si erge al di sopra di te, decidesse di cancellarti, di far scomparire il tuo nome, di eliminarti dalla memoria dei tuoi cari e di far sbiadire la tua identità?

Sarebbe come se non fossi mai esistito.
Sembrerebbe uno scenario surreale, ma è la realtà che l’attivista Irina Flige ha descritto ai ragazzi del Liceo Leonardo Da Vinci di Bisceglie durante l’incontro tenutosi nella giornata del 12 novembre. Quest’ultimo, presieduto dal professor Andrea Gullotta e moderato dalla docente di Storia e Filosofia Isabella Losciale, ha dato agli studenti l’opportunità di riflettere sul tema della memoria attraverso un dibattito sviluppatosi tra le loro domande e le parole dell’attivista.

La presentazione del libro “Il caso Sandormoch. La Russia e la persecuzione della memoria” (curato nell’edizione italiana da Andrea Gullotta) è stato il punto di partenza della conversazione storica, arricchita dall’esperienza della Flige nel ruolo di direttrice del Memorial di San Pietroburgo, organizzazione per i diritti umani. Associazione nata alla fine degli anni ‘80, il Memorial si occupa di far luce sulla verità storica
del regime sovietico e di salvare dall’ oblio volti e corpi ormai persi.

«Qual è l’opinione del popolo russo riguardo la figura di Putin e quanto è influenzata dalla macchina della propaganda?»; «Qual è stata la vera motivazione celata dietro l’annullamento del processo contro i crimini?»; «Com’è stato possibile riscoprire i nomi delle vittime e ricostruirne le biografie?». Sono solo alcuni degli interrogativi posti dai ragazzi alla memorialista, che le hanno permesso di districarsi tra passato e presente.

Irina Flige ha affrontato temi dell’attualità che hanno suscitato un sincero interesse nei giovani ascoltatori. La manipolazione da parte dei membri della politica delle menti dei cittadini, soggiogate da strumenti come la propaganda, a tal punto da indirizzarne il pensiero. La normalizzazione popolare di eventi tragici come la guerra, della violazione dei diritti umani e dei crimini commessi dagli esponenti del governo stesso.

«Il problema principale è quello dell’auto-identificazione come vittime, che danno la colpa della guerra al potere. Per questo l’unico modo per vivere in un mondo comandato da criminali è quello di non identificarsi come vittime», queste sono le parole pronunciate dall’attivista riguardo i comportamenti da attuare per scampare alla sopraffazione del potere.

Questo ha permesso agli studenti di riconoscere il valore dell’incontro, in cui hanno avuto la possibilità di interfacciarsi con un essere umano che combatte costantemente per i propri ideali, rischiando la sua stessa vita.

La sua lotta evidenzia l’importanza della storia e del ricordare, perché si può cancellare il
nome di una persona dai documenti, ma non dalla mente di coloro che l’hanno vissuta.

                                                                                                                

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