Una porta verso il futuro

Ogni mattina Chloe entrava nella stessa scuola, percorreva gli stessi corridoi e si sedeva nello stesso banco, accanto alla sua migliore amica. Tutto era prevedibile, ordinato, rassicurante. Conosceva i professori, sapeva quando suonava la campanella, quali compiti avrebbe avuto e persino quali battute avrebbe fatto il suo compagno di classe durante l’intervallo.

Eppure, mentre viveva quella routine, il suo pensiero spesso volava lontano, verso qualcosa che non conosceva ancora: l’università. Nella sua mente l’università era come un grande portone chiuso. Non sapeva cosa ci fosse dietro, ma era certa che, una volta attraversato, nulla sarebbe più stato come prima. A volte la immaginava con curiosità, altre con un leggero timore. Era il simbolo di tutto ciò che era “altro” rispetto alla sua vita attuale: un mondo nuovo, sconosciuto, che l’avrebbe cambiata.

Un pomeriggio, tornando a casa dopo scuola, Chloe si fermò davanti ad un’università che si trovava nel centro della città. Ne aveva viste tante volte le mura dall’esterno, ma quel giorno si fermò a osservarla con più attenzione. Vide studenti entrare e uscire in fretta, alcuni con libri sotto braccio, altri che parlavano animatamente tra loro. Improvvisamente si immaginò lì, in mezzo a quella folla. Si sentì piccola, quasi invisibile, ma allo stesso tempo emozionata. Forse all’inizio si sarebbe sentita spaesata, ma sapeva che col tempo avrebbe trovato il suo posto. Pensò alle persone che avrebbe incontrato: ragazzi e ragazze provenienti da luoghi diversi, con storie e sogni diversi dai suoi.

Le faceva un po’ paura l’idea di non conoscere nessuno, di dover ricominciare da capo, di dover costruire nuove amicizie. Però sentiva anche che proprio grazie agli altri sarebbe cresciuta. Ogni incontro sarebbe stato importante, come un tassello che avrebbe contribuito a costruire la persona che sarebbe diventata.

Quella sera, a casa, mentre faceva i compiti, continuava a immaginare il suo primo giorno di università. Si vedeva entrare in un edificio enorme, con corridoi affollati e voci che si intrecciavano. Cercava l’aula giusta con il cuore che batteva forte, stringendo lo zaino tra le mani. All’inizio si sentiva timida e insicura, ma poi, passo dopo passo, prendeva coraggio. Capiva che quel nuovo mondo non era solo confusione, ma anche opportunità.

Con l’università sarebbe arrivata la libertà, ma anche la responsabilità. Avrebbe dovuto organizzare il suo tempo, decidere quando studiare, come affrontare gli esami, come superare le difficoltà. Avrebbe commesso errori, ne era certa, ma proprio da quelli avrebbe imparato. Non ci sarebbero più state solo regole già stabilite: sarebbe stata lei a costruire il suo cammino. Chloe si immaginava nelle aule grandi, con le lavagne luminose, nelle biblioteche piene di libri e studenti concentrati, nei laboratori con strumenti che non aveva mai visto. Si vedeva stanca dopo lunghe giornate di studio, ma anche soddisfatta per ogni piccolo traguardo raggiunto. L’università non le avrebbe insegnato solo una professione, ma anche a conoscere se stessa: i suoi limiti, le sue passioni, la sua forza.

Alla fine capì che quel grande portone chiuso non era qualcosa da temere. Era una porta verso il futuro, verso l’altro, verso una nuova versione di sé. Ogni ostacolo sarebbe stato una prova, ogni incontro una scoperta, ogni scelta un passo avanti. L’università non era soltanto un luogo, ma un viaggio che l’avrebbe aiutata a diventare la persona che desiderava essere, affrontando il nuovo con curiosità e coraggio.

Un pensiero riguardo “Una porta verso il futuro

  1. Bravissima Elena, complimenti per questo bellissimo traguardo!
    Essere premiata all’accademia Torrita di Siena per un concorso letterario e un traguardo importante davvero.
    Ti auguro che questo sia solo la prima di tante soddisfazioni nel tuo percorso…
    💪❤️

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