«Fenomenologia», la parola del giorno di Lorenzo Grisorio a Caffellatte di Telesveva

di Lorenzo Grisorio di 5E Indirizzo Liceo Scienze Applicate

Nell’ambito della collaborazione mattutina del Liceo “Leonardo da Vinci” di Bisceglie con la trasmissione Caffellatte di Telesveva, in diretta la mattina alle 7.45 sul sito e sulla pagina Facebook (clicca qui), vi presento la parola Fenomenologia.

La parola fenomenologia deriva dal greco e si compone di  fainòmenon che vuol dire “ciò che appare”  e lògos che vuol dire “discorso”, quindi “discorso su ciò che appare”. Essa studia i fenomeni così come appaiono alla coscienza del soggetto, senza preoccuparsi della loro esistenza nel mondo fisico, messa quindi “tra parentesi”. Nel corso degli anni ha avuto una sorta di “evoluzione filosofica”, soprattutto grazie a Edmund Husserl, che l’ha resa una corrente filosofica a tutti gli effetti.

Questa disciplina ha influenzato molto alcuni movimenti artistici, come impressionismo ed espressionismo, e filosofici, come l’esistenzialismo in Germania e Francia e la filosofia analitica.           

Il termine “fenomenologia” fu introdotto per la prima volta dal filosofo svizzero-tedesco Lambert nel 1764 per indicare lo studio delle apparenze ingannevoli, cioè delle fonti di errore. Successivamente Kant lo riprese nel 1786 per descrivere una parte della teoria del movimento considerata solo in base a come appare ai sensi.

Nel corso della filosofia, il termine ha assunto quattro principali significati, legati ad altrettanti quattro filosofi tedeschi importanti: Hegel, il già citato Husserl, Scheler e Heidegger:

  • Per Hegel, la fenomenologia esplora i “fenomeni” che si presentano alla coscienza per arrivare alla conoscenza dello Spirito Assoluto. Questo approccio è chiamato “fenomenologia dialettica” ed è meglio espressa in uno scritto di Hegel del 1807, intitolato “Fenomenologia dello Spirito”, che narra il viaggio dello spirito, attraverso coscienza, autocoscienza e ragione, che nel sistema hegeliano si configurano rispettivamente in tesi, antitesi e sintesi.
  • Per Husserl, la fenomenologia studia i fenomeni così come appaiono alla coscienza, partendo dall’esperienza intuitiva per coglierne le caratteristiche essenziali. È detta “fenomenologia trascendentale” e ha influenzato alcuni filosofi tedeschi. Husserl stesso ha sviluppato l’idea di intenzionalità, secondo cui la coscienza è sempre diretta a un oggetto. Inizialmente la fenomenologia era una psicologia descrittiva, ma Husserl ne fa una disciplina autonoma, critica verso lo psicologismo.
  • Scheler sposta l’attenzione dal metodo allo stesso fenomeno, cioè a ciò che si dà da sé. È un esponente della “fenomenologia realista”, che nasce come alternativa alla fenomenologia trascendentale di Husserl e che si concentra sullo studio dei fenomeni così come appaiono nel mondo reale, applicandosi a linguaggio, arte, etica e altri ambiti concreti.
  • Heidegger supera la visione dei fenomeni per capire l’Essere che sta dietro le cose, introducendo una “fenomenologia esistenzialista”. Mentre Husserl vedeva la fenomenologia come una disciplina epistemologica, Heidegger la trasforma in un approccio ontologico, concentrandosi sul comprendere l’essenza degli enti e andare “alle cose stesse”.

La fenomenologia ha stimolato l’interesse per i fenomeni originari e ha ispirato approcci filosofici e scientifici alternativi. Anche pratiche esoteriche hanno tratto dalla fenomenologia strumenti per distinguere percezione e intenzione. Altri movimenti influenzati dalla fenomenologia, oltre a quelli citati in precedenza sono la fenomenologia della vita, il costruttivismo, la psichiatria fenomenologica e la postfenomenologia.

Fonte: Wikipedia, voce Fenomenologia.

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