{"id":549,"date":"2026-06-07T20:48:38","date_gmt":"2026-06-07T18:48:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/?p=549"},"modified":"2026-06-07T20:48:38","modified_gmt":"2026-06-07T18:48:38","slug":"il-confine-di-lebo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/2026\/06\/07\/il-confine-di-lebo\/","title":{"rendered":"Il Confine di Lebo"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-1\"><em>Pubblichiamo il racconto di\u00a0<strong>Mattia Dell&#8217;Olio <\/strong>della classe 2A indirizzo Liceo Scientifico premiato al concorso letterario nazionale dell\u2019Accademia degli Oscuri a Torrita di Siena sul tema \u201cl\u2019Altro\u201d.<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00ab<em>Non ti avvicinare mai a quella strada perch\u00e9 porta alla bocca del diavolo<\/em>\u00bb \u2013 mi dicevano da piccolo gli adulti \u2013 \u00ab<em>Tanto non c\u2019\u00e8 niente da vedere di l\u00ec\u00bb<\/em>. Mia madre spesso mi ammoniva: \u00ab<em>Lebo, invece di pensare a quella strada, pensa a studiare, che qui questo diritto non ti \u00e8 certo dovuto!<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi chiamo <strong>Lebo Phage<\/strong> e provengo da Francistown in Botswana, al confine con uno Stato che \u00e8 vietato nominare. Nel 2005 avevo cinque anni e da qualche tempo vicino al nostro quartiere, alquanto ricco, avevano edificato un muro alto su e gi\u00f9 una dozzina di metri. Lo dico perch\u00e9 da bambini il mio gruppetto andava l\u00ec di nascosto e si metteva uno sopra l\u2019altro, e ci entravano a volte undici a volte dodici bambini. La cosa pi\u00f9 bella era salire su in cima e vedere in lontananza cosa ci fosse; quando salii io, vidi una distesa di tetti grigi e del fumo che si levava ogni tanto da qualche parte. Osservai anche un battaglione di fanti che si appropinquava a queste capanne ed esclamai: \u00ab<em>I soldati vanno alle capanne, che bello!<\/em>\u00bb. Tuttavia, gli altri del gruppo mi intimavano: \u00ab<em>Stai zitto, tappati quella bocca, che quelli ci vengono a rimproverare se vediamo oltre il muro!<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno, potevo avere otto anni, tornando da scuola vidi un ragazzo pi\u00f9 scuro di carnagione e lo salutai in tswana, come si \u00e8 soliti fare nel registro colloquiale. Eppure, non mi comprese e cominci\u00f2 a pregarmi di tacere. Non c\u2019era nessuno per strada, per cui io gli chiesi in inglese (la lingua che parliamo in famiglia): \u00ab<em>Ehi tu, ma non parli nemmeno lo tswana, sei di una qualche trib\u00f9 del<br>Kalahari?<\/em>\u00bb. E lui mi rispose, in inglese, quasi sussurrando: \u00ab<em>Ho scavalcato il muro grazie all\u2019aiuto dei miei amici, vengo dallo Zimbabwe. Tieni, ti \u00e8 caduta questa banconota<\/em>\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutti mi hanno sempre insegnato a stare lontani dagli zimbabwesi, giacch\u00e9 \u201cportano le malattie, sono poveri e rubano\u201d, eppure lui mi aveva restituito la banconota che mi era caduta. Ciononostante, pure io seguii il comune pensiero e, quando il bambino mi disse un\u2019altra cosa, mi misi a correre, trattenendomi dall\u2019urlare \u201cInvasori\u201d, solo perch\u00e9 non avevo fiato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Arrivai a casa e volevo raccontare tutto a mio padre, anche lui appena tornato dal lavoro, ma lui mi anticip\u00f2 e disse: \u00ab<em>Oggi al confine sono passati venti uomini dello Zimbabwe, questi vedono che siamo messi meglio di loro e ci vogliono rubare quel poco che abbiamo in pi\u00f9. Da oggi tu, Lebo e tuo fratello non andrete pi\u00f9 a scuola a piedi, vi accompagner\u00f2 io, e state attenti sempre a tutto!<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mio fratello, che supportava in tutto e per tutto le idee di mio padre, anche se a volte un po\u2019 estreme, annu\u00ec, mentre io rimasi interdetto. Pensavo tra me e me: \u00ab<em>Io ho incontrato quel bambino, ma non mi sembrava cos\u00ec pericoloso, adesso che ci penso. Forse non sarei dovuto scappare come un babbeo. Devo dire a mio padre che non sono per forza da evitare<\/em>\u00bb. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Andai quindi da mio padre con aria orgogliosa e gli dissi: \u00ab<em>Pap\u00e0, oggi ho visto un ragazzo zimbabwese mentre tornavo da scuola,<br>ma non mi \u00e8 sembrato cos\u00ec tanto pericoloso<\/em>\u00bb. Sorprendentemente per me, ma non per voi sicuramente, mio padre rispose: \u00ab<em>Sei impazzito?! Vedi un invasore e non dici niente, corro subito a denunciarlo alle autorit\u00e0 e tu non uscirai pi\u00f9 di casa per un mese, tua madre ti educher\u00e0 ben bene, cos\u00ec impari!<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre lui parlava, io guardavo per terra, pensando nel frattempo a quel povero bambino che sarebbe stato sicuramente punito fisicamente e poi ricacciato nella sua nazione. Appena fin\u00ec di parlare, mio padre usc\u00ec agitato di casa e, dopo un quarto d\u2019ora, sentii le sirene spiegate arrivare verso casa nostra; subito dopo entr\u00f2 un\u2019agente e mi chiese: \u00ab<em>Bambino, dove hai visto l\u2019ultima volta<br>il nero?<\/em>\u00bb \u2013 \u00ab<em>Il nero? Di che colore, tipo nero scuro?<\/em>\u00bb. \u2013 \u00ab<em>Non osare scherzare su cose serie<\/em>\u00bb, mi disse l\u2019agente. Mio padre mi url\u00f2 da dietro: \u00ab<em>Intende lo zimbabwese<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questo punto, due strade mi si ponevano davanti: rispondere e far catturare lo straniero, oppure inventare qualche scusa per distogliere l\u2019attenzione. E penso che tutti sappiate quello che ho fatto, non c\u2019\u00e8 bisogno di raccontarlo. Ma l\u2019ho pagata cara, i mesi estivi li ho trascorsi interamente a fare lavori di segreteria per mio padre che era un ligio funzionario dello Stato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo quell\u2019evento, per i successivi sei anni la vita procedette normalmente: nel settembre 2014 cominciai a frequentare l\u2019<em>high school<\/em>, come mi piace chiamarla, una specie di Liceo Scientifico, ma con materie particolari e riservato solo ai privilegiati. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel periodo mi ero davvero affezionato alla figura di <strong>Nelson Mandela<\/strong>, un famosissimo attivista e politico sudafricano morto l\u2019anno precedente. Condividevo con lui l\u2019idea di eguaglianza e giustizia, per cui tutti i ragazzi dovrebbero avere il diritto a vivere una vita sana, studiare, lavorare, ma anche divertirsi. I miei genitori, mio fratello e i miei compagni spesso mi prendevano in giro per questo; mi ricordo una volta in particolare, in cui avevo preso un libro da un negozio, senza farlo vedere alla mia famiglia. Si<br>chiamava <em>Il lungo cammino verso la libert\u00e0 <\/em>ed era un\u2019autobiografia sulla storia di Mandela. Per sbaglio, l\u2019avevo lasciato in cucina mentre ero uscito un attimo, un\u2019occasione perfetta per mio fratello per mettermi in cattiva luce. And\u00f2 correndo da mio padre, appena tornato stanco e abbastanza seccato dal lavoro, e disse: \u00ab<em>Vedi Lebo che bel libretto che si \u00e8 preso coi vostri soldi\u2026<\/em>\u00bb. E mio padre, colto dall\u2019ira, afferm\u00f2: \u00ab<em>Basta! Non posso pi\u00f9 accettare questo oltraggio! Da domani vai tu a lavorare e poi vediamo cosa dici a quelli l\u00e0 che ci vengono a razziare la notte perch\u00e9 non sono capaci di farsi uno Stato vero. Ora te lo brucio questo libro, lo ardo!<\/em>\u00bb, e gett\u00f2 il libro sul fuoco sotto il piano di cottura, acceso per la cena. \u2013 \u00ab<em>Domani ti faccio vedere io cos\u2019\u00e8 quello che tu tanto<br>difendi!<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Purtroppo, non stava scherzando: il giorno dopo non mi accompagn\u00f2 a scuola, dall\u2019altra parte della citt\u00e0, bens\u00ec alla caserma, per farmi arruolare come soldato limitaneo (una carica che si era inventato mio padre, pagando il colonnello per farmi arruolare a 14 anni, cosa vietata, e obbligandomi a sorvegliare almeno 10 ore al giorno il muro dal lato vicino casa nostra). <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I primi giorni furono un disastro assoluto: \u00ab<em>Cadetto, muoviti o ti faccio sudare<\/em>\u00bb, frase tipica che gli adulti mi dicevano<br>quando mi rifiutavo di fare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo un paio di settimane, superai la fase dell\u2019addestramento in caserma e (finalmente o purtroppo) riusc\u00ec a salire sul muro per sorvegliarlo. Rispetto a sei anni prima, le cose erano anche peggiorate: lo Zimbabwe, per quello che sapevamo, stava vivendo una profonda crisi economica e sociale, con oltre il 90% della popolazione disoccupata e un tasso di inflazione superiore al 100%. Ogni giorno centinaia di zimbabwesi cercavano di scavalcare il muro, in preda alla disperazione. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno di novembre ascoltai alcune voci: \u00ab<em>Voi da quanto tempo non mangiate?<\/em>\u00bb &#8211; \u00ab<em>Due giorni fa l\u2019ultimo pezzo di sadza (polenta di farina di mais)<\/em>\u00bb; \u00ab<em>Noi tre giorni fa Kapenta (pesciolini), poi niente<\/em>\u00bb. Quel giorno a quanto pare mi doveva riservare ancora molte sorprese: il colonnello della caserma nel mio quartiere, il signor Oak, aveva notato che rispettavo le regole, e allora mi consegn\u00f2 il telecomando di una porta nel muro spiegandomi: \u00ab<em>Cadetto Phage, questi giorni siamo costretti a far passare degli aiuti umanitari dell\u2019ONU da qui verso lo Zimbabwe, altrimenti ci sanzionano. Mi raccomando, solo questi devi far passare, se no verrai punito gravemente<\/em>\u00bb. \u00ab<em>Sar\u00e0 fatto, signore!<\/em>\u00bb, risposi io, in tono molto assertivo. \u00ab<em>Non \u00e8 un tipo con cui mettersi a discutere questo qua, che querulo\u2026<\/em>\u00bb \u2013 dissi tra me e me.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevo gi\u00e0 un\u2019idea in mente, molto chiara: avrei fatto proselitismo dell\u2019idea di uguaglianza, mostrando le foto della distesa di gente che soffre e persino qualche video con il telefonino dove si sentono voci di sofferenza. Quella notte preparai a mano una bella insegna pubblicitaria: \u00ab<em>10 dicembre 2014, in onore della giornata della dichiarazione dei diritti dell\u2019uomo, in centro citt\u00e0, vieni ad ascoltare le idee del futuro<\/em>\u00bb; bello coinvolgente, ma che allo stesso tempo non provocava segnalazioni per alcuna causa. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno dopo l\u2019altro preparai il discorso, diffusi la notizia e, incredibilmente, il 10 dicembre la piazza era stracolma. C\u2019erano persino il sindaco e il ministro degli interni del Botswana, ma mancava la mia famiglia. Comincio il discorso dichiarando: \u00ab<em>Io non<br>sono n\u00e9 un politico n\u00e9 un giudice, ma sono schierato dalla parte del bene. Queste, queste sono le foto della distesa di gente che stanno oltre quel muro, pregando Dio di essere accolte nel nostro paese non per rubare, ma per poter lavorare e con i soldi far riprendere anche il loro Stato. Quando ero pi\u00f9 piccolo, incontrai un bambino zimbabwese gentilissimo, che mi restitu\u00ec una banconota che mi era caduta, cosa che probabilmente uno tswana non avrebbe fatto. Perci\u00f2 andiamo, apriamo questa porta di cui ho il telecomando e accogliamo i nostri vicini!<\/em>\u00bb. Ci fu un secondo di silenzio, misterioso, ma poi scoppi\u00f2 un fragoroso applauso, e io ne approfittai per dire: \u00ab<em>Alla faccia della mia famiglia, il popolo \u00e8 stanco di queste differenze; andiamo!<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci avviammo, io alla testa del gruppone, verso il muro: superammo un posto di blocco scavalcando le barriere e sorpassando i soldati miei compagni, che continuavano a dire: \u00ab<em>Lebo, che stai facendo?<\/em>\u00bb. \u00ab<em>Venite, venite!<\/em>\u00bb. Arrivammo davanti alla porta di questo muro alto dodici metri e io cominciai a fare il conto alla rovescia. Alla fine \u00ab<em>Due, uno, \u00e8 ora che i popoli si riuniscano!<\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le porte si aprirono e una massa di tswana incontr\u00f2 dall\u2019altra parte gli stanchi zimbabwesi, contentissimi di poter finalmente essere accolti in Botswana. Il muro era di fatto abbattuto e l\u2019Altro era diventato familiare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu cos\u00ec che Lebo Phage, all\u2019et\u00e0 di 14 anni, seguendo gli insegnamenti egualitari di Nelson Mandela fu nominato eroe nazionale non solo in Botswana, ma anche in Zimbabwe.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo il racconto di\u00a0Mattia Dell&#8217;Olio della classe 2A indirizzo Liceo Scientifico premiato al concorso letterario nazionale dell\u2019Accademia degli Oscuri a Torrita di Siena sul tema \u201cl\u2019Altro\u201d. \u00abNon ti avvicinare mai a quella strada perch\u00e9 porta alla bocca del diavolo\u00bb \u2013 mi dicevano da piccolo gli adulti \u2013 \u00abTanto non c\u2019\u00e8 niente da vedere di l\u00ec\u00bb.&hellip; <a class=\"more-link\" href=\"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/2026\/06\/07\/il-confine-di-lebo\/\">Read More <span class=\"screen-reader-text\">Il Confine di Lebo<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":553,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"advanced_seo_description":"Il Confine di Lebo","jetpack_seo_html_title":"Il Confine di Lebo","jetpack_seo_noindex":false,"_jetpack_memberships_contains_paid_content":false,"footnotes":""},"categories":[62],"tags":[158,280,225,281,209,228,159],"class_list":["post-549","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-letteratura","tag-accademia-degli-oscuri","tag-altro","tag-concorso-letterario","tag-lebo","tag-mattia-dellolio","tag-racconto","tag-torrita-di-siena"],"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-06-at-15.15.02.jpeg","jetpack_sharing_enabled":true,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/549","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=549"}],"version-history":[{"count":6,"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/549\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":556,"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/549\/revisions\/556"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media\/553"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=549"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=549"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=549"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}