{"id":527,"date":"2026-06-04T08:32:02","date_gmt":"2026-06-04T06:32:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/?p=527"},"modified":"2026-06-04T08:32:02","modified_gmt":"2026-06-04T06:32:02","slug":"nata-due-volte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/2026\/06\/04\/nata-due-volte\/","title":{"rendered":"Nata due volte"},"content":{"rendered":"\n<h4 class=\"wp-block-heading has-text-align-center has-vivid-red-color has-text-color has-link-color wp-elements-1\"><em>Pubblichiamo il racconto di <strong>Banchi De Mango<\/strong> della classe 2B indirizzo Liceo Scientifico premiato al concorso letterario nazionale dell&#8217;Accademia degli Oscuri a Torrita di Siena sul tema &#8220;l&#8217;Altro&#8221;.<\/em><\/h4>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Semira chiuse la porta di casa alle sue spalle e infil\u00f2 la chiave in tasca. L\u2019aria del mattino era fredda, le mani le pizzicavano mentre sistemava lo zaino sulle spalle. Prima di scendere le scale, si ferm\u00f2 un attimo davanti allo specchio dell\u2019ingresso. I capelli erano ancora umidi e sotto gli occhi aveva quelle ombre leggere che le venivano quando dormiva poco. Nulla di strano. Una mattina come tante.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio allora, mentre tirava su la zip della giacca, la sent\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non era una voce vera, non aveva un suono. Era pi\u00f9 un pensiero che arrivava sempre allo stesso modo, piano, senza spingere.<br><em>E se fossimo rimaste l\u00ec?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Semira sospir\u00f2 e usc\u00ec. Non si spaventava pi\u00f9 quando succedeva. Da bambina credeva fosse solo fantasia, come gli amici invisibili che si inventava prima di addormentarsi. Ma quella presenza non l\u2019aveva mai lasciata. Era cresciuta con lei, aveva cambiato forma, era diventata pi\u00f9 matura. E parlava sempre al plurale, come se non fosse sola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A scuola entr\u00f2 mescolandosi agli altri studenti. Nessuno la fissava davvero, eppure sentiva addosso qualche sguardo rapido, troppo veloce per essere sicura che esistesse davvero. Sal\u00ec le scale insieme agli altri, il rumore dei passi che rimbalzava sui muri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>E se fossimo entrate in una scuola diversa?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mentre si sedeva al banco, la sua mente la port\u00f2 altrove. Vide un edificio pi\u00f9 basso, il sole che scoloriva i muri, le finestre sempre aperte. Dai banchi consumati arrivavano rumori che l\u00ec non esistevano. Si vide seduta anche l\u00ec, con una matita tra le dita, la stessa concentrazione. Non sapeva cosa stesse studiando. Forse lavorava gi\u00e0. Forse aiutava qualcuno. Forse vendeva qualcosa. Forse sognava altro. L\u2019immagine rimase incompleta, come sempre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Durante lo studio per un\u2019interrogazione difficile, i suoi genitori adottivi entrarono nella stanza. Le dissero che era intelligente, che ce l\u2019avrebbe fatta. Lei sorrise, ringrazi\u00f2 e torn\u00f2 sui libri. Le parole italiane riempivano le pagine. Le capiva, le usava, eppure le sembravano ancora una casa in cui viveva chiedendo permesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse l\u00ec studieremmo in un\u2019altra lingua, pens\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La testa le si riemp\u00ec di domande che non avevano risposta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A volte, nei corridoi o per strada, qualcuno le faceva domande.<br><em>\u201cMa di dove sei davvero?\u201d<\/em><br><em>\u201cParli benissimo italiano.\u201d<\/em><br><em>\u201cChe bel colore di pelle.\u201d<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Semira sorrideva sempre. Rispondeva il giusto. Poi andava avanti. Aveva imparato che spiegare troppo stancava e spiegare poco non bastava mai. Camminando, sent\u00ec di nuovo quella presenza accanto a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u00ec nessuno ci guarderebbe cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse era vero. Ma l\u00ec sarebbe stata lei a sentirsi fuori posto. Non avrebbe conosciuto le canzoni, le feste, i gesti giusti. Avrebbe portato addosso una storia spezzata, una che non tutti avrebbero voluto ascoltare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando litigava con i suoi genitori, quella voce taceva. Restava in silenzio, come se sapesse che l\u2019amore non andava messo in discussione. A volte le veniva in mente che altrove avrebbe potuto avere un\u2019altra famiglia. O forse nessuna. Il pensiero la faceva sentire in colpa, come se stesse tradendo qualcosa di fragile e prezioso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di notte, invece, tutto tornava. Chiudeva gli occhi e si ritrovava scalza su una terra che non aveva mai toccato. La polvere le entrava tra le dita, il sole era forte, diretto. Parlava una lingua che nella realt\u00e0 non conosceva, ma che nella mente le scorreva naturale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una volta vide una donna. Aveva i suoi occhi. Non sapeva se fosse sua madre. Non sapeva se la stesse cercando o se non l\u2019avesse mai fatto. Sapeva solo che quello sguardo le restava addosso. Si svegli\u00f2 prima che la donna potesse parlare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno dopo rise con i suoi amici. Risero di sciocchezze, di video stupidi, di errori. Le faceva male lo stomaco dal ridere. In quel momento il corpo era leggero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche l\u00ec rideremmo, pens\u00f2. In modo diverso, forse. Ma rideremmo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un pomeriggio trov\u00f2 una foto vecchia. Lei piccolissima, avvolta in una coperta enorme, lo sguardo serio. La guard\u00f2 a lungo. Questa volta la voce non fece la solita domanda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cosa possiamo fare con entrambi i nostri mondi?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu allora che cap\u00ec. Non doveva scegliere. Non doveva cancellare niente. La vita che stava vivendo era vera. Quella che non aveva vissuto lo era in un altro modo. La voce non era una ferita, ma una radice. Invisibile, ma presente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Chiuse la foto e la rimise a posto. Usc\u00ec dalla stanza. La giornata continuava.<br>Non era divisa.<br>Era un ponte.<br>E forse avere pi\u00f9 di un luogo da cui guardare il mondo non significava essere fuori posto, ma avere pi\u00f9 verit\u00e0 da portare con s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-jetpack-tiled-gallery aligncenter is-style-rectangular\"><div class=\"\"><div class=\"tiled-gallery__gallery\"><div class=\"tiled-gallery__row\"><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:63.96477%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" srcset=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i1.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg?strip=info&#038;w=900&#038;ssl=1 900w,https:\/\/i1.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg?strip=info&#038;w=1200&#038;ssl=1 1200w,https:\/\/i1.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg?strip=info&#038;w=1500&#038;ssl=1 1500w,https:\/\/i1.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg?strip=info&#038;w=1800&#038;ssl=1 1800w,https:\/\/i1.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg?strip=info&#038;w=2000&#038;ssl=1 2000w\" alt=\"\" data-height=\"1536\" data-id=\"535\" data-link=\"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/?attachment_id=535\" data-url=\"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg\" data-width=\"2048\" src=\"https:\/\/i1.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-04-at-07.01.16-1024x768.jpeg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Apri immagine 1 di 2 a schermo intero\"\/><\/figure><\/div><div class=\"tiled-gallery__col\" style=\"flex-basis:36.03523%\"><figure class=\"tiled-gallery__item\"><img decoding=\"async\" srcset=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-03-at-14.28.38.jpeg?strip=info&#038;w=600&#038;ssl=1 600w,https:\/\/i2.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-03-at-14.28.38.jpeg?strip=info&#038;w=720&#038;ssl=1 720w\" alt=\"\" data-height=\"960\" data-id=\"536\" data-link=\"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/?attachment_id=536\" data-url=\"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-03-at-14.28.38.jpeg\" data-width=\"720\" src=\"https:\/\/i2.wp.com\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/wp-content\/uploads\/2026\/06\/WhatsApp-Image-2026-06-03-at-14.28.38.jpeg?ssl=1\" data-amp-layout=\"responsive\" tabindex=\"0\" role=\"button\" aria-label=\"Apri immagine 2 di 2 a schermo intero\"\/><\/figure><\/div><\/div><\/div><\/div><\/div>\n\n\n\n<pre class=\"wp-block-preformatted\">Ciao, sono Banchi De Mango, frequento la 2B del Liceo Scientifico \"Leonardo da Vinci\" di Bisceglie...e questa sono io da piccola!<\/pre>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo il racconto di Banchi De Mango della classe 2B indirizzo Liceo Scientifico premiato al concorso letterario nazionale dell&#8217;Accademia degli Oscuri a Torrita di Siena sul tema &#8220;l&#8217;Altro&#8221;. 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