{"id":252,"date":"2025-02-05T12:34:42","date_gmt":"2025-02-05T11:34:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/?p=252"},"modified":"2025-02-07T10:34:51","modified_gmt":"2025-02-07T09:34:51","slug":"critica-bello-riscoperta-corpo-apprezzare-bellezza-umanita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liceobisceglie.edu.it\/giornalino\/2025\/02\/05\/critica-bello-riscoperta-corpo-apprezzare-bellezza-umanita\/","title":{"rendered":"Dalla &#8220;Critica del Bello&#8221; alla riscoperta del corpo per apprezzare la bellezza nell&#8217;umanit\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<h3 class=\"wp-block-heading has-text-align-center has-vivid-cyan-blue-color has-text-color has-link-color wp-elements-1\">Pubblichiamo l&#8217;elaborato di <strong>Daniela Lamanuzzi<\/strong>, di classe 5D &#8211; Scienze Applicate, scritto in occasione del XXIII Campionato di Filosofia <a href=\"https:\/\/philolympia.org\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Philolympia <\/a>con traccia di ambito estetico sulla <em>Critica del Giudizio<\/em> di Immanuel Kant.<\/h3>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>INTRODUZIONE<\/em>: La &#8220;Critica del Bello&#8221;: cosa effettivamente definiamo tale<\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dare una definizione a qualcosa di pienamente soggettivo nel giudizio risulta essere cosa ardua, se non quasi impossibile, e <strong>Kant <\/strong>nella <em>Critica del Giudizi<\/em> lo rende noto fin dal principio. Come \u00e8 possibile definire il bello, se di questo non ne esiste una scienza esatta, ma, come ci suggerisce il filosofo, \u00e8 possibile farne solo una critica? Tutta la filosofia kantiana si basa su questo, cio\u00e8 guardare la realt\u00e0 intorno all\u2019uomo in un\u2019ottica diversa, attraverso lo strumento fondamentale del criticismo, inteso come un\u2019analisi profonda che mira ad analizzare minuziosamente i confini della conoscenza umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto pu\u00f2 essere soggetto ad una critica, tranne ci\u00f2 che \u00e8 &#8220;scientifico&#8221; e definito a priori, ma non \u00e8 questo il caso del <em>bello<\/em>. Definiamo <em>bello <\/em>ci\u00f2 che smuove quello che abbiamo dentro, quello che ci arricchisce e ci appaga, che ci permette di guardare quello che abbiamo intorno e di capirne il senso. Per questo <strong>Kant <\/strong>afferma che non esiste una <em>bella scienza<\/em>, in quanto non rispecchierebbe i canoni ipotizzati precedentemente, ma pu\u00f2 esistere esclusivamente una <em>bella arte<\/em>, affermazione che ci pone interminabili interrogativi, poich\u00e9 ancora non possiamo comprendere cosa davvero ci spinge a riconoscere il bello. Oltre a questo concetto, si presenta ora un qualcosa di nuovo che l\u2019accompagna, la definizione di ci\u00f2 che \u00e8 <em>arte<\/em>, e in che modo questa possa legarsi alla bellezza.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>ARTE COME RAPPRESENTAZIONE O VIA DI FUGA?<\/em><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parlare di arte senza definire dei criteri ci porterebbe a pensare ad essa come il risultato di un semplice meccanismo di riproduzione, senza altro scopo, se non quello di riportare nella maniera pi\u00f9 veritiera e affine la realt\u00e0 alla vista e alla portata dell\u2019uomo, ma per <strong>Kant <\/strong>e molti altri filosofi, l\u2019arte non \u00e8 solo questo. Quella a cui ci riferiamo \u00e8 quindi &#8220;l\u2019arte estetica&#8221;, capace di provocare qualcosa, un sentimento che il filosofo in questione definisce <em>piacere<\/em>. Un piacere che allevia i dolori, che ci permette di giungere ad una conoscenza diversa, anche di se stessi e dei propri sentimenti, che nel linguaggio attuale definiamo con l\u2019appellativo di <em><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Sindrome_di_Stendhal\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Sindrome di Stendhal<\/a><\/em>, una vera e propria ondata di emozioni in quello che identifichiamo come osservatore. Ma l\u2019arte non va riconosciuta solo in qualcosa di visivo, pu\u00f2 infatti presentarsi nelle forme pi\u00f9 disparate, in quanto essa \u00e8 frutto di un\u2019intuizione geniale, concetto sul quale ci soffermeremo a breve. Nel mondo filosofico per\u00f2, non solo per <strong>Kant <\/strong>ma anche per <strong><strong>Schopenhauer<\/strong>, <\/strong>l\u2019arte rappresenta una via risolutiva. Diversi sono gli aspetti coincidenti, o quasi, tra i due, che portano il primo ad essere ispiratore dell\u2019altro. Per <strong>Schopenhauer<\/strong> troviamo, per\u00f2, l\u2019arte in un contesto differente, diventa per l\u2019uomo una via di salvezza, o meglio, una via di fuga da quella che \u00e8 la condanna della volont\u00e0 di vivere. Egli individua infatti tre vie di liberazione, rappresentate dall\u2019<em>arte,<\/em> la <em>morale <\/em>e l\u2019<em>ascesi,<\/em> ma quella su cui ci interessa soffermarci \u00e8 la prima. L\u2019arte diventa al contempo strumento e possibilit\u00e0 per estraniarsi dalla volont\u00e0 di vivere e poter contemplare la vita nella sua forma pi\u00f9 arcaica e pura, ritrovando in essa il vero volto della realt\u00e0. Allo stesso modo potremmo dire che anche <strong>Hegel<\/strong> ritrova nell\u2019arte una via di liberazione, una via attraverso la quale potr\u00e0 giungere alla verit\u00e0 e alla scoperta dell\u2019assoluto, in quanto essa, specialmente nella sua forma pi\u00f9 antica, rappresenta la perfezione.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>L\u2019ORIGINE DELL\u2019ARTE: IL GENIO<\/em><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abbiamo analizzato l\u2019importanza che l\u2019arte pu\u00f2 assumere nella vita dell\u2019uomo, e come pu\u00f2 portare sollievo alla stessa, un\u2019analisi che \u00e8 molto pi\u00f9 antica di quello che crediamo, gi\u00e0 con <strong>Platone <\/strong>difatti possiamo osservare come il concetto di <em>arte <\/em>quale riproduzione si evolva. Se nella sua prima visione <strong>Platone <\/strong>la criticava in quanto pura illusione e copia, comprende poi come l&#8217;arte potrebbe effettivamente diventare utile all\u2019uomo, nonostante la consapevolezza che questa sia qualcosa di puramente fittizia e irreale. Come \u00e8 possibile per\u00f2, da parte dell\u2019uomo, dare origine a qualcosa di cos\u00ec tanto spettacolare da poter diventare il modo per dare il senso alla propria esistenza? <strong>Kant <\/strong>ci conduce alla verit\u00e0 del <strong><em>genio<\/em><\/strong>, definito come <strong><em>talento<\/em><\/strong>, radicato all\u2019interno del soggetto e ricevuto come un dono, capace di dare egli stesso una regola all\u2019arte. Ma fin quando possiamo attribuire questo <strong><em>genio <\/em><\/strong>all\u2019essere umano? A questo proposito potremmo ipotizzare teorie fantasiose, immaginando che questo sia il dono da parte di un ipotetico Dio o che possa essere contenuto tra le idee presenti nell\u2019iperuranio di <strong>Platone<\/strong>, ma <strong>Kant <\/strong>preferisce attribuire tutto questo alla natura, in quanto il genio da solo non \u00e8 capace di produrre \u201cl\u2019arte bella\u201d, cos\u00ec come lui la definisce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In parte per\u00f2, anche <strong>Schopenhauer <\/strong>aveva intuito che l\u2019arte venisse da qualcosa di pi\u00f9 di una semplice capacit\u00e0, ma che soprattutto solamente menti geniali e sensibili potevano arrivare a comprenderla, ed erano infatti coloro che pi\u00f9 di tutti soffrivano il peso imposto dalla volont\u00e0 di vivere, poich\u00e9 gli unici capaci di capirlo a pieno. Nella societ\u00e0 di oggi per\u00f2 \u00e8 difficile ritrovarlo quel genio, quel talento prezioso che in pochi hanno, poich\u00e9 <strong><em>tutti si \u00e8 uguali<\/em><\/strong>, poco originali, poco capaci di comprendere veramente le possibilit\u00e0 che abbiamo intorno a noi. L\u2019uniformit\u00e0 e l\u2019assenza di stimoli continui ha interrotto quella che era l\u2019evoluzione del genio, in quanto tutti i modelli sono ormai stati inventati e la nostra condanna \u00e8 quella di ritornare all\u2019arte meccanicistica e priva di sentimento, quella di copiatura e riproduzione di cui si parlava inizialmente.<\/p>\n\n\n\n<h5 class=\"wp-block-heading\"><em>L\u2019ANNULLAMENTO DEL GENIO: ASSENZA DI BELLEZZA?<\/em><\/h5>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Partendo dallo scritto di <strong>Kant <\/strong>siamo giunti all\u2019analisi anche della nostra societ\u00e0, nella quale secondo me sono ancora evidenti i risultati dei processi del conformismo e dell\u2019alienazione iniziatisi a sviluppare nei primi anni del Novecento. Anche il progresso e l\u2019innovazione scientifica hanno contribuito a tutto ci\u00f2, nonostante possano essere considerati l\u2019evoluzione di quel genio di cui parlava <strong>Kant <\/strong>da una parte, ma dall\u2019altra essi hanno portato ad un punto fermo per quanto riguarda lo sviluppo del bello. Non lo riconosciamo pi\u00f9, neanche nella natura ormai sopraffatta. Tutto \u00e8 cos\u00ec a noi estraneo. Dove provare quindi a ritrovare la bellezza? Se quello che ci circonda non ci attrae pi\u00f9, non \u00e8 pi\u00f9 motivo di ricerca e di contemplazione del bello, dovremmo, forse, provare a cercare in qualcosa a noi pi\u00f9 vicino: <strong>il nostro corpo<\/strong>. Perch\u00e9 giungere a questa conclusione?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Riprendo un concetto che <strong>Milan Kundera<\/strong> esprime nel suo testo <em>L\u2019insostenibile leggerezza dell\u2019essere<\/em>, nel quale questo fenomeno viene in parte analizzato. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma ci\u00f2 che pi\u00f9 conta nella vita di un uomo e di una donna \u00e8 il suo <strong>corpo<\/strong>. Se non si apprezza e si non contempla nella giusta maniera, esso si snaturer\u00e0 e non porter\u00e0 l\u2019essere che lo abita a provare il <strong><em>benessere<\/em><\/strong>, il <strong><em>piacere<\/em><\/strong>, quello <strong><em>stare bene<\/em><\/strong> che ci permetter\u00e0 poi di saper riconoscere la <strong><em>bellezza<\/em><\/strong>, prima in noi stessi e poi in quello che ci circonda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il <strong>corpo <\/strong>\u00e8 <strong>arte <\/strong>e le popolazioni antiche lo avevano gi\u00e0 intuito, i greci soprattutto, i quali ne raffiguravano la perfezione, o ancor prima le popolazioni nomadi, che rappresentavano un corpo prosperoso per attrarre raccolti fertili. Tutta l\u2019arte \u00e8 contenuta nel corpo, tutta la bellezza che non ci accorgiamo di avere e che spesso dall\u2019intera umanit\u00e0 \u00e8 stata dimenticata e smarrita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Pubblichiamo l&#8217;elaborato di Daniela Lamanuzzi, di classe 5D &#8211; Scienze Applicate, scritto in occasione del XXIII Campionato di Filosofia Philolympia con traccia di ambito estetico sulla Critica del Giudizio di Immanuel Kant. 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