di Virginia Farinola di 2A Indirizzo Liceo Scientifico
Nell’ambito della collaborazione mattutina del Liceo “Leonardo da Vinci” di Bisceglie con la trasmissione Caffellatte di Telesveva, in diretta la mattina alle 7.45 sul sito e sulla pagina Facebook (clicca qui), vi presento la parola Resilienza.
La parola resilienza deriva dal latino: re(indietro)+salire(saltare). Letteralmente vuol dire “riuscire a saltare indietro”, in modo più figurato, invece, è la capacità di qualcuno di adattarsi alle situazioni in continuo cambiamento.
Tuttavia, la resilienza non è solo questo: essere una persona resiliente vuol dire trovare l’equilibrio dopo una situazione difficile, quando si è sul filo di un rasoio; vuol dire riuscire ad affrontare problemi enormi in modo autonomo senza l’ausilio di nessuno.
Ciò non significa che una persona resiliente non provi dolore oppure che non possa sentirsi in difficoltà, infatti, si tratta solamente di essere in grado di ricostruire la propria vita, come un castello di carte dopo una folata di vento.
Alcuni resilienti ci nascono, altri hanno bisogno di frantumarsi in mille pezzi per poi ricostruirsi e curare le profonde ferite provocate da altri, capendo solo in quel momento quanta forza di volontà ci sia stata voluta per farlo.
La resilienza, quindi, non è né un traguardo da raggiungere né una qualità da esibire: è un percorso silenzioso, fatto di cadute improvvise e ritorni lenti, si pezzi che si ricompongono in modo inaspettato. È la capacità di continuare a camminare sul filo sottile che separa la fragilità dalla forza, di sentire il dolore ma senza esserne sopraffatti e di saperlo trasformare in energia per poter ricostruire ciò che è stato rotto.
Alla fine, quindi, la resilienza è scoprire che i frammenti che pensavamo aver perso, contengono i colori più vivi della nostra vita.
