di Giorgio Ferrante di 4A Indirizzo Liceo Scientifico
Nell’ambito della collaborazione mattutina del Liceo “Da Vinci” di Bisceglie con la trasmissione Caffellatte di Telesveva, in diretta la mattina alle 7.45 sul sito e sulla pagina Facebook (clicca qui), vi presento la parola Antropocentrismo.
La parola deriva dal greco, “ànthropos”, che significa uomo, e “kèntron”, che vuol dire centro. Infatti, la definizione della parola antropocentrismo è la considerazione che al centro di ogni cosa ci sia l’uomo, sia come oggetto di indagine filosofica che come dominatore della realtà in cui vive.
L’uso del termine trovò grande successo nell’epoca del Rinascimento italiano, diventando il cardine dello sviluppo del pensiero e della filosofia. Ad accompagnare il significato dell’antropocentrismo si diffuse allora un’espressione ancora oggi conosciuta, ovvero “l’uomo è artefice del proprio destino”: è considerevole il carattere rivoluzionario di questo pensiero se si considerano gli anni del Medioevo dai quali si veniva fuori.
Mi piacerebbe proporre un passaggio dell’Orazione sulla dignità dell’uomo di Giovanni Pico della Mirandola del 1486 in cui definisce ciò: «Esser l’uomo vincolo delle creature, familiare a quelle superiori, sovrano di quelle inferiori, interprete della natura per l’acume dei sensi, per l’indagine della ragione, per la luce dell’intelletto, intermedio fra il tempo e l’eternità e, come dicono i Persiani, copula anzi imeneo del mondo».
Ecco come secondo Pico della Mirandola l’uomo si posizioni perfettamente al centro tra il divino e l’animale, al centro del tempo e del mondo e dotato di sensi e di intelletto.
Ad oggi il termine antropocentrismo è usato meno, ma basta poco per scorgere nei comportamenti umani l’evidente degenerazione dell’antropocentrismo in individualismo e ancor peggio in centrismo della propria cultura, credendo di possedere il diritto di scavalcare quella degli altri e di imporre la propria come la migliore. È così che l’uomo dimentica di essere a metà tra il divino e l’animale, trasformandosi nel peggior animale che possa esistere.
